INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE
C'è un pericolo a riguardo dell'Incontro Mondiale: che tutto si risolva, per noi, nel cercare alcuni volontari per la parrocchia, per l'organizzazione centrale e nel trovare qualche famiglia che ospiti altre famiglie.
Se è vero che questo è un servizio importante, non dobbiamo né dimenticarci né trascurare sia la preparazione attraverso la riflessione, che l'esperienza concreta di ogni giorno nelle nostre famiglie e nella nostra comunità.
E' vero che la prima settimana di quaresima a livello parrocchiale e nei venerdì che seguono a livello decanale avremo modo di riflettere sui grandi temi della famiglia, del lavoro e della festa; ma sarà ogni giorno nella vita familiare che metteremo in pratica l'equilibrio tra lavoro e riposo, tra lavoro e festa attraverso una comunicazione e un confronto tra coniugi e tra genitori e figli.
Proprio da questo confronto le nuove generazioni saranno educate ai valori che un tempo venivano tramandati in modo semplice nella vita di ogni girono; mentre ora occorre fermarsi e riflettere su questi temi perché la fretta della vita moderna e l'assalto delle proposte di piacere immediato e a poco costo oggi sono grandi e potenti.
E' facile scivolare nel "così va il mondo oggi", "così fanno tutti", mentre è importante dare un contenuto, una speranza alla vita e permettere di uscire dalla "massa" e diventare capaci di scelte personali e convinte, diventare punti di riferimento per gli uomini..
Solo attraverso un costante confronto in famiglia e nella vita con gli altri possiamo trovare convinzioni basate su realtà vere e che rendono adulti e liberi. Che rendono capaci di testimoniare il vangelo e di proporre agli uomini la salvezza che Gesù ci ha portato.
don Gianfranco
GIORNATA DEL MALATO
L'11 febbraio, memoria liturgica delle apparizioni della Vergine Maria a Lourdes, celebreremo la XXa Giornata mondiale del malato, istituita dal beato Giovanni Paolo II per sensibilizzare i cristiani e la società civile alle tematiche della salute e della malattia, della vita e della morte. Il tema proposto quest'anno dalla Diocesi di Milano, in preparazione al VII Incontro mondiale delle famiglie, riguarderà "L'accoglienza del malato in famiglia" e di conseguenza gli oneri che questa si assume.
Le famiglie spesso gestiscono al loro interno malattie degenerative, critiche e complesse, particolarmente riguardanti i genitori anziani; problema ancora più complesso per i "figli unici".
Di conseguenza, la nostra attenzione, dovrà seguire due percorsi: l'accoglienza e la cura che la famiglia deve offrire al malato e l'accompagnamento umano e pastorale che la comunità cristiana deve avere nei riguardi della famiglia, dato che quando un componente si ammala, il nucleo familiare è sconvolto e profondamente coinvolto nella situazione del congiunto. L'insegnamento evangelico e magisteriale
Gesù nel suo ministero ebbe particolare attenzione non solo per i malati, ma anche per i familiari che in alcuni casi rivestirono il ruolo di "intermediari". La guarigione della suocera di Pietro: «Ora la suocera di Pietro era afflitta da una grande febbre e lo pregarono per lei» (Lc. 4,38b); gli intermediari gli comunicano la notizia della malattia. Il Figlio/Servo del centurione romano (cfr. Lc. 7,1-10) era malato, perciò anche il centurione soffriva per lui. Gesù guarisce il primo e allieta il secondo, citato come esempio di fede: «Vi dico che in nessuno, in Israele, ho trovato una simile "fede"». Nella guarigione del paralitico calato dal tetto (cfr. Mt. 9,1-8), i parenti si sono fatti carico fisicamente della sofferenza del malato e l'hanno accompagnato, non solo materialmente, ma sorretti dalla loro grande fede. Emblematico è il miracolo concesso alla ragazza posseduta da uno spirito impuro (cfr. Mt. 15,21-28); la madre deve insistere per ottenerlo ma alla fine ottiene da Gesù un grande riconoscimento: «Davvero grande è la tua fede; ti sia fatto come desideri».
Questi insegnamenti del Cristo e i documenti magisteriali invitano la comunità cristiana a estendere l'attenzione alle famiglie dei malati, instaurando rapporti umani e affettivi, sostenendola moralmente perché sappia superare il giustificato sconforto, riservandogli adeguati spazi e tempi.
Come agire da comunità cristiana? Aiutando la famiglia a trasformarsi in nucleo produttore di senso e costruttore di speranza. Alcuni suggerimenti.
* Sensibilizzare la comunità cristiana sul dovere dell'accompagnamento delle famiglie con situazioni gravi di malattia proponendo itinerari culturali per umanizzare la sofferenza. Ricorda Benedetto XVI, nella Spe Salvi: «La misura dell'umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente. Questo vale per il singolo come per la società. Una società che non riesce ad accettare i sofferenti e non è capace di contribuire mediante la com-passione a far sì che la sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente è una società crudele e disumana» (38). Aumentare l'attenzione alla famiglia del malato è un importante strumento per costruire la "cultura della compassione", prevenendo ogni deriva crudele e disumana nei confronti della vita nella fase terminale.
* Proporre ai giovani la "solidarietà generazionale", mostrando l'esempio della Madonna che visitò la cugina Elisabetta in avanzata età e bisognosa di assistenza.
* Operare con il metodo dell'"integrazio ne pastorale", cioè della "rete", aprendoci e collaborando con la Caritas, i Ministri straordinari dell'Eucarestia, le associazioni cattoliche di volontariato e la cappellania ospedaliera dove è presente un ospedale. È opportuno mettersi allo stesso tavolo e coordinare le risposte affinché nessuna famiglia rimanga esclusa dalla nostra solidarietà.
* Riservare attenzione anche ai familiari nelle celebrazioni rivolte ai malati.
* Intrattenersi cordialmente, nelle visite al domicilio del malati, non solo con i sofferenti ma anche con i familiari per comprendere i loro bisogni e desideri. Utile strumento comunicativo è la relazione d'aiuto.
La Madonna, la potente mediatrice tra noi e il Signore Gesù, nella cui memoria celebriamo la Giornata mondiale del malato accresca nelle nostre comunità parrocchiali l'amore per il sofferente e per la sua famiglia.
LA SCELTA DELL'ORA DI RELIGIONE
Cari studenti e genitori,
nelle prossime settimane sarete chiamati a esprimervi sulla scelta di avvalervi dell'insegnamento della religione cattolica.
Si tratta di un appuntamento di grande responsabilità perché consente, a voi studenti, di riflettere sulla validità di tale proposta e di decidere personalmente se farne risorsa per la vostra formazione e, a voi genitori, di ponderare le possibilità educative offerte ai vostri figli.
Vogliamo dirvi che vi siamo vicini, condividiamo i dubbi e le speranze che abitano il vostro cuore di fronte alle ricadute che le contraddizioni del momento presente e le incertezze del futuro hanno sulla scuola; partecipiamo al vostro anelito di verità e di sicurezza, impegnati, insieme a tutte le persone di buona volontà, in particolare mediante lo strumento dell'insegnamento della religione cattolica, a fare della scuola uno spazio educativo autentico per le nuove generazioni, un luogo di formazione alla pacifica convivenza tra i popoli e di confronto rispettoso, sotto la guida di veri maestri e di convinti educatori.
La Chiesa è dalla vostra parte, si fa carico di ogni vostra fatica, vuole offrirvi il supporto della sua bimillenaria esperienza a servizio dell'uomo e delle sue più profonde aspirazioni, vuole aiutare voi studenti, attraverso l'opera di insegnanti professionalmente competenti e spiritualmente motivati, a leggere e interpretare la cultura letteraria, artistica e storica in cui siete nati e cresciuti, o dove siete approdati in seguito a scelte di vita o a esodi forzati. L'insegnamento della religione cattolica è una disciplina che tiene viva la ricerca di Dio, aiuta a trovare risposte di senso ai "perché" della vita, educa a una condotta ispirata ai valori etici e, facendo conoscere il cristianesimo nella tradizione cattolica, presenta il Vangelo di Gesù Cristo in un confronto sereno e ragionato con le altre religioni. Afferma a questo proposito Papa Benedetto XVI: «una cultura meramente positivista che rimuovesse nel campo soggettivo come non scientifica la domanda circa Dio, sarebbe la capitolazione della ragione, la rinuncia alle sue possibilità più alte e quindi un tracollo dell'umanesimo, le cui conseguenze non potrebbero essere che gravi. Ciò che ha fondato la cultura dell'Europa, la ricerca di Dio e la disponibilità ad ascoltarLo, rimane anche oggi il fondamento di ogni vera cultura» (Discorso all'Incontro con il mondo della cultura al Collège des Bernandins, Parigi 12 settembre 2008).
Nel cuore di una formazione istituzionalizzata come quella della scuola, in continuità con la famiglia e in preparazione alla vita sociale e professionale, l'insegnamento della religione cattolica è un valore aggiunto a cui vi invitiamo a guardare con fiducia, qualunque sia il vostro credo e la vostra estrazione culturale. In forza delle sue ragioni storiche e della sua valenza educativa, esso è di fatto capace di proporsi come significativa risorsa di orientamento per tutti e di intercettare il radicale bisogno di apertura a dimensioni che vanno oltre i limiti dell'esperienza puramente materiale.
Cari genitori e docenti, a voi rivolgiamo il caloroso invito a operare insieme perché non manchi alle giovani generazioni l'opportunità di una proposta inerente la dimensione religiosa e di una cultura umanistica. |